Potentini si nasce. E potentini si diventa. Ma non c'è una sola "categoria" di potentini. Ci sono quelli che se ne vanno. Ci sono quelli che rimangono e va tutto bene così com'è. Ci sono quelli che la amano e vogliono vederla sorridente. Io penso di appartenere a questi ultimi. Cerco di leggere le difficoltà, vedo i difetti, noto gli orrori e gli errori. E voglio comunque rimanere. E...magari, lavorare per lei. Perché non ce la faccio, quando mi fermo difronte a certi panorami, a pensare a me lontana da qui. Probabilmente è un errore, perché approdare ad altri porti servirebbe a farmi crescere, arricchirebbe il mio bagaglio culturale e mi aprirebbe molte opportunità professionali. E così, forse un giorno partirò. Ma partirò per tornare. Perché questo è il mio posto. Anche se potrei stare bene altrove. Qui…qui a volte è tutto così stretto. La gente gretta, la gente piccola, la gente che ti addita e ti presentano mille volte e mille volte finge di non ricordare ma sa tutto di te. La gente di questo posto mi fa male. E per questo vorrei andarmene. Ma quello che studio…io voglio imparare e sperimentare qui. Se fossi un medico, allo stesso modo, potrei provare un nuovo medicinale su di me. Ma sarò un ingegnere, un giorno, e vorrò preoccuparmi di questa città. A tratti brutta, a tratti bella. In genere, poco funzionale e spesso inospitale, nemica verso chi ci arriva. Antipatica per molti che qui vivono. Molte foto per discutere, per pensare. Spero che non sarò sola in questo mio viaggio...E la mia terrazza è sempre qui, per guardare quello che guardo io (e di cui in calce c'è un assaggio). I monti di Lu'...senza l'addio...
