Dalle puntate di Sex&The City alla chiacchiera al pub di sabato sera, il passo è breve e il tema rimane lo stesso: ma cosa vogliamo da un uomo? E per non correre il rischio di generalizzare troppo e cadere nei luoghi comuni, parliamo pure di me. Ma cosa voglio io dagli uomini? Mia madre mi chiede, durante una trasferta in un piccolo paesino (anzi, che ricorda ricordi) se ho un corteggiatore e rimane basita dal mio risponderle vaga "mica uno, parecchi"…ora, scherzando pure sul fatto che ci siano o meno - non mi sono montata la testa e mi sto anche espandendo, perdendo quel po’ di forma che avevo trovato, quindi lungi dall'essere un forte oggetto di attenzioni… - il punto è perché quelli che ci sono non vanno bene…povera mamma…sentirsi rispondere "non sono alla mia altezza". Sia chiaro, non è un problema di cm, o almeno finora non lo è stato, ma è proprio questione di sintonia. E la sintonia, si sa, viaggia su certe lunghezze d'onda. Così, meglio, dovrei rispondere che non hanno la mia stessa lambda. E va bè…che sarà mai? Tutt'al più un po’ d'interferenza…No, no, è proprio che in effetti non provo interesse per nessuno di questi esemplari che in un modo o nell'altro mi ronzano intorno e se anche mi diverto a flirtare bè, sia chiaro che il gioco non riescono proprio a reggerlo! Il problema alla base però - devo ammetterlo - non sono loro. Ogni tanto la categoria va pure difesa. In fondo non hanno alcuna colpa se sono stati progettati in modo da raggiungere il culmine della loro attività cerebrale per giocare al Fantacalcio…
Il problema sono io in questa crisi esistenziale di mezzo tra i venti e i trent'anni (tanto per puntualizzare che la crisi non ha età: non arriva solo dopo i trenta né è solo quella adolescenziale etc etc. La crisi è un sempreverde..). Io che mentre cerco di capire chi sono perdo un po’ il riferimento, come una nave in mezzo al mar che arrivata in prossimità di un arcipelago non sa dove attraccare. Così, mentre mi preparo a partire per un semplice Erasmus che può però rappresentare il piccolo inizio della mia vita da studiosa da convegno in convegno (lo prometto, se divento ricercatrice mi preoccuperò del mio stile e non indosserò mai twin-set da collegiale ma solo tacchi a spillo. Forma e contenuto, si sa, una qualche relazione devono pure averla, e non deve valere per forza la regola del complementare!), mi chiedo se non si adatterebbe meglio a me una vita tranquilla da mogliettina e se non dovessi investire il mio tempo per cercare un candidato marito che paghi il conto al ristorante e mi regali un anello per l'anniversario, invece di leggere il modello Ostanello-Tsoukias sulle dinamiche della decisione.
Il punto è, forse, che ho capito che non tutti vanno bene, e che devo solo trovare quello con cui può funzionare. Ma credo ancora alle favole e non ho voglia di cercarlo. Immagino che quando arriverà, si farà riconoscere da sé. Sarà quello con cui potrò fare mattina dopo un sabato di sbornia e non avere voglia di tornare a casa. Sarà quello con cui potrò condividere progetti. Sarà quello dietro l'angolo (o magari un po’ oltre sulla strada). Sarà quello che pensavo potesse essere o sarà quello al cui pensiero oggi inorridisco. Sarà quello che mi rispetta in modo speciale. Sarà quello che mi guarda e mi provoca. Magari sarà quello che ci prova e non accetta rifiuto. Sarà quello che mi fa ridere e mi fa venir voglia di scoprire la mia pancia. Sarà quell'altro che mi manca anche se non lo conosco e che mi spaventa il sol pensiero e smettiamo di augurarci buongiorno perché è pericoloso.
Sarà che sento che è così difficile. Ci avviciniamo e ci allontaniamo e giochiamo a chi più s'avvicina mentre l'altro scappa. Sarà che non siamo più dei ragazzini e allora possiamo divertirci insieme ma dobbiamo ben dosare. Perché poi se ti svegli al mattino e hai un pensiero in testa un po’ può essere pericoloso. Ed è ancora più pericoloso perché, se lo ammetti, diventi vulnerabile. E diventa forte chi sa di essere il tuo primo pensiero. E allora, come la piccola volpe addomesticata, ti sveglierai ogni giorno con l'ansia e la paura. L'ansia, perché non arriva mai l'ora di vederlo. La paura, perché potrebbe non arrivare.
Sarà che torno a casa dopo il passeggio in centro e accendo il pc. Digito la password pensando ad altro, e sbaglio. Digito il nome dell'ultimo incontro della serata. O forse non sarà uno sbaglio?
